Verbale di consegna per l'Incoronazione di Maria SS.ma dell'Altomare

Avvenuta il 3 settembre 1899 per le mani del Card. Serafino Cretoni, a nome del Capitolo Vaticano.

ATTO NOTARILE

L’anno mille ottocento novantanove, il giorno quattro settembre, in Andria, nella villa della distinta signora Cristina Ginistrelli, posta in tenimento di Andria, contrada San Mauro.
Innanzi di me Isacco Guglielmi fu Francesco, Notaro residente in Andria, con lo studio in via La Corte, numero tre, iscritto presso il Consiglio Notarile di Trani, assistito dagl’infrascritti noti ed idonei testimoni precedentemente invitati Signori onorevoli Cavaliere ingegnere Riccardo Ceci di Francesco, e Cavaliere Emanuele leva fu Michele, gentiluomini proprietari. Ambo nati e domiciliati in Andria.
Si sono costituiti:
L’illustrissimo e Reverendissimo Monsignore Emanuele Merra fu Riccardo, Protonotario Apostolico, Arcidiacono della Cattedrale, nella qualità di rappresentante il Reverendissimo Capitolo Cattedrale di Andria.
Ed i Reverendissimi Signori Canonici della Cattedrale di Andria,. Cantore Don Nicola Maria Troya fu Filippo, dottore in Sacra Teologia e Don Gerardo Magno fu Antonio, quali attuali cappellani deputati della venerabile Chiesa sotto il titolo di Santa Maria dell’ Altomare.
Tutti nati e domiciliati in Andria, ben cogniti a me notaio testimoni.
Le costituite signore parti, piene di vivo ardore religioso, mi dichiarano, e richiedono che nel presente rogito si attesti la seguente storia di fatti, che sono speciali glorie di Maria Santissima rispetto a questa città di Andria, e prove di affetto della Città verso Maria: storia che tocca il suo alto fastigio nella festa che quest’anno si celebra del terzo Centenario dell’Invenzione dell’Immagine di Santa Maria dell’ Altomare, e nell’incoronazione della stessa Effigie, la quale appunto ieri si è compiuta, e in continuazione della sacra festa questo pubblico istrumento si redige, per testimonianza della stessa, come ancora per legalizzare la consegna che ieri è stata fatta della corona d’oro e degli altri oggetti pur d’oro ai deputati della Chiesa dell’Altomare.

Poichè veramente a ragione Andria può chiamarsi la terra delle predilezioni di Maria, e gli Andriesi, la porzione eletta dei figli suoi, mentre questa città vanta ben quattro prodigiose Immagini della Nazarena, vanta tante Chiese ad onore di Lei innalzate; vanta finalmente d’averla a sua principale e celeste Patrona.
Fra queste Immagini di Maria, che formano il massimo decoro e la più splendida gloria di Andria nostra, non ultima è quella di Santa Maria dell’Altomare.

Era il terzo giorno di Pentecoste dell’anno mille cinquecento novantotto, e in una profonda cisterna, scavata nel tufo, e distante circa un cento passi dalla città di Andria, cadea inavvedutamente una fanciulla.
I suoi genitori, con la desolazione nel cuore, e con le lagrime su gli occhi, per tre giorni e per tre notti da per ogni dove la cercarono ansiosamente e diligentemente; ma invano!

A caso alcuni Andriesi, passando vicino a quella cisterna, parve loro di sentire il suono d’una voce languente, che di là usciva. Avvicinatisi ficcarono il viso a fondo, e con meraviglia videro la fanciulla sana e salva galleggiare a fior d’acqua. In un baleno corsero a dame la lieta novella ai desolati genitori, che, piangenti per consolazione, con scale e con funi riuscirono a cavare la loro figliuoletta da quella cisterna. La fanciulla, uscita incolume di mezzo alle acque, fu interrogata alla presenza di gran popolo ivi accorso, come mai fosse potuta stare tre giorni nell’acqua e non affogarsi, e non morire di fame. Allora la fanciulla col volto tutto raggiante di gioia, con le labbra infiorate d’un angelico sorriso, rispose che la madre di Dio, la cui immagine stava dipinta sul muro di quella cisterna, l’avea pietosamente liberata dalla morte.
La fama di tale prodigio, con la rapidità del baleno, fece il giro di tutta la città e dei paesi vicini, e fu un accorrere frequente di gente per vedere e venerare la miracolosa Effigie. In breve fu cavata l’acqua dalla cisterna, e da tutti conservata premurosamente come preziosa reliquia di Maria.

A fianco di detta cisterna venne scavata una comoda scalinata, affinché ognuno potesse scendere a vedere, a venerare ed amare la cara Immagine, la quale perchè fu ritrovata in mezzo alle acque, come dentro un mare, si ebbe il titolo di Santa Maria dell’Altomare da Monsignor Don Vmcenzo Basso, in allora vescovo della città di Andria.
Vuolsi che questa cisterna, nel primo millennio del Cristianesimo, fosse una Catacomba dedicata a Santa Sofia, e che ivi nel tempo delle persecuzioni, specie degli Iconoclasti, si radunassero i Cristiani a celebrare di nascosto i sacri misteri.

Non appena questa lmmagine di Santa Maria dell’Altomare fu scoperta, si accese subito una nobile gara di amore e di beneficenza tra la Madre di Dio ed il popolo Andriese, che, fidente e devoto, accorreva a scongiurare in tutti i suoi bisogni spirituali e temporali la Santissima Vergine; e questa non si fece mai scongiurare invano.
Più di mezzo secolo era passato da che s’erano accesi questi santissimi amori di Maria per Andria, e di Andria per Maria; quand’ecco improvvisamente affacciarsi terribile e spaventosa, come in tutto il Reame, così nella nostra città, la peste! In Andria, che contava allora quindicimila abitanti, menò tanta strage la morte nera, da mietere, in sei mesi, meglio di novemila vittime!
Non bastarono i cimiteri a ricevere le salme illagrimate degli appestati, e furono riempite a ribocco sette cisterne nelle adiacenze del Carmine, tre nelle vicinanze di Santa Lucia; due accanto al Conventodi Santa Maria Vetere, non che la Cripta istessa di Santa Maria dell’Altomare!
In tale doloroso frangente gli Andriesi dimenticarono l’Immagine miracolosa, che per lungo tempo rimase abbandonata.

Solo una certa buona vecchierella, per nome Angela, continuò a venerarla e ad accendervi una lampada. Frattanto, essendosi ammalata una ragazza sua vicina, Angela, fiduciosa nel valido patrocinio di Maria di Altomare, unse con l’olio di quella lampada l’ammalata, che, mirabile a
dire, guarì immantinente! Pubblicata una tale prodigiosa guarigione, non vi fu ammalato che non corresse o non si facesse portare premuroso a quella Piscina Probatica di prodigi, e non ne ricuperasse la sanità!
Ravvivata in tal modo nel popolo Andriese la memoria d’una tanta benefattrice, fu subito su quei cadaveri ammonticchiati fatto fare un lastrico di Pietre, e ripulire la Cripta. Il Capitolo Cattedrale destinò un numero di sacerdoti per celebrare la santa Messa, e conservare le offerte, che gli aggraziati offrivano.
È perchè la miracolosa Effigie stava rimpetto alla porta, per la quale si entrava nella cisterna, mutata in chiesa: per maggiore venerazione, venne segato il muro, e trasportata l’immagine sopra di un altare, eretto nella parte sinistra.
Nell’anno mille seicento novanta, gettandosi le fondamenta della fabbrica della Chiesa e del Convento del Carmine, la Chiesa di Santa Maria di Altomare fu da Monsignor Don Alessandro Egizio, in allora Vescovo di Andria, affidata ai Padri Carmelitani, che n’ebbero cura fino al mille ottocentosei, epoca della loro soppressione. E da quel punto il Reverendissimo Capitolo Cattedrale riprese l’assistenza dell’abbandonata Chiesa dell Altomare, provvedendola in ogni anno di un cappellano, che caldeggiasse il culto della Beata Vergine.

E quando nel mille ottocento sessantasei fu provvidenzialmente eletto cappellano il Canonico Primicerio Don Giuseppe Maria Marziani, egli spiegò tutto l’ardente suo zelo per mettere nel maggior onore e venerazione possibile la Chiesa di Santa Maria dell’Altomare. Concorsero spontanee e munifiche le oblazioni dei ricchi e l’obolo dei poveri;
ed il giorno tre maggio mille ottocentosettantacinque si pose mano all’opera di una Chiesa più splendida che venne completata nel dicembre del mille ottocento settantasette.
Durante questi riaccesi ardori per Maria Santissima dell’Altomare, quando il Marziani passò al premio dei giusti, successero allora i Reverendi Canonici Don Nicola Maria Troya, e Don Gerardo Magno, che si sono costituiti in questo istrumento; i quali emulatori dello zelo operoso del Marziani, spiegarono tutta la loro attività ed energia per abbellire sempre più la Casa di Maria; e l’allungarono di vantaggio, e vi fecero costruire una bella abside, con una svelta cupola,
che decorarono di stucchi e pitture. Il Magno, per sua speciale devozione, venduto l’altare marmoreo, comprato con una pingue offerta, fatta da Monsignor Don Federico Maria Galdi, un altro più elegante ne ergea, chiudendo, la veneranda immagine in una vaga nicchia di marmo, e rivestendo pure di marmi le pareti ed il pavimento del presbiterio.
Il popolo, infiammato sempre più d’amore passionatissimo per la sua cara Madonna dell’Altomare, correva in tutte le ore del giorno e in tutte le stagioni dell’anno, a prostrarsi a Lei dinanzi ed a pregarla d’aiuto e di conforto; e ne ripartiva oltre modo consolato. Nè solamente
gli Andriesi,. ma quelli ancora delle città limitrofe accorrevano ad invocare ed a supplicare Maria dell’Altomare.
Dai fatti fin qui dichiarati dalle signore parti, ben si vede quanto sia venerando questo Santuario della Vergine dell’Altomare in cui Maria si addimostra come veramente sconfinato mare di grazia; che perciò questa relazione si è rilevata dai cenni storici di detto Santuario.
Ed è precisamente per tale e tanta devozione nutrita attraverso lo spazio di tre secoli e vie più cresciuta col tempo verso la detta immagine, e per le grazie copiosissime che ogni ora Essa impartisce a quanti La invocano, che gli stessi costituiti zelanti ed instancabili Signori Canonici Troya e Magno vagheggiarono il nobile divisamento d’incoronare d’oro e di gloria la veneranda effigie. E mentre essi preludevano nel loro pensiero a tanta festa, il devoto popolo Andriese, non ostante le sofferenze economiche dei tempi volgenti, volle esso rendere a Maria con un’aurea corona il tributo della sua gratitudine, mediante le offerte che le varie condizioni sociali permettevano. E il Reverendissimo Capitolo Cattedrale, a niuno secondo nella devozione a Maria, tanto più che da esso dipende la Chiesa dell’ Altomare, e ad esso appartengono i due più che zelanti cappellani della stessa Chiesa, si fece a capo della testimonianza popolare per la Madre di Dio.
Nè le generose offerte erano contente di deporre sul capo di Maria dell’Altomare una splendida corona d’oro; ma vollero fregiare il petto della Vergine di una rosa d’oro, e vollero di più che le due insegne che l’antica Effigie porta nelle mani, la Croce e il Libro, fossero ancora esse, di oro fu croce, e di argento dorato il Libro.
Intanto, a tradurre in atto l’alta idea, i sullodati Canonici Troya e Magno mi continuano a dichiarare, che, col consenso del Vescovo Don Federico Maria Galdi, di felice ricordanza, e del Capitolo Cattedrale, per mezzo dei zelanti sacerdoti andriesi Avvocato Don Lorenzo Chieppa e Padre Vmcenzo Savarese della Compagnia di Gesù, esposero al Reverendissimo Capitolo di San Pietro in Vaticano il desiderio cocentissimo del clero e del popolo d’incoronare solennemente con corona d’oro questa Immagine prodigiosa di Santa Maria dell’Altomare. Il Capitolo Vaticano benignamente arrise alle suppliche degli Andriesi; e con decreto del giorno sette agosto mille ottocento novantotto, che al presente atto si allega nella sua versione dal latino, die’ facoltà al Vescovo Ordinario di Andria, allora l’Illustrissimo Monsignor Don Federico Maria Galdi, di coronare Egli la detta Immagine, o di delegare a ciò alcun altro costituito in Ecclesiastica Dignità. Se nonchè, essendo Monsignor Galdi volato al Cielo, le dette facoltà passarono al Vicario Capitolare, Eccellentissimo Monsignor Don Stefano Porro, Vescovo Titolare di Cesaropoli; e 9uesti gentilmente delegava Sua Emminenza il Signor Cardinale Serafino Cretoni a coronare colla massima pompa e solennità la Sacra Immagine.
Ed appunto ieri, essendo il sospirato dì prefisso per la detta incoronazione, questo Illustre Principe di Santa Chiesa Eminentissimo Cardinale serafino Cretoni, dell’Ordine dei Preti, del Titolo di Santa Maria sopra Minerva, alla presenza delle Loro Eccellenze Monsignor Don Giulio Vaccaro, Arcivescovo di Bari, e Monsignor Don Stefano Porro, Vescovo Titolare di Cesaropoli, Vicario Capitolare della Diocesi di Andria; alla presenza del Reverendissimo Capitolo Cattedrale, della Collegiata insigne di San Nicola, del Capitolo della Santissima Annunziata; alla presenza dell’onorevole Amministrazione del Comune, e delle cospicue autorità, seguendo le sacre cerimonie prescritte dal rito ha solennemente compiuto l’incoronazione della Miracolosa Effigie
di Santa Maria dell’ Altomare di Andria, fregiandola di aurea corona e insieme della rosa e della croce e del libro.

E clero e popolo accorsi in folla al venerando Santuario dell’Altomare, con non poca parte delle vicine popolazioni da Maria beneficate, rendendo omaggio a Lei in così fausto giorno, fra la pompa e magnificenza dei tre giorni che precedettero, e gli affettuosi ringraziamenti dei susseguenti, hanno altamente testimoniato le glorie di Maria Santissima sotto il titolo dell’ Altomare, e il loro figliale affetto per Lei; plaudendo insieme vivamente all’Eminentissimo Cardinale Cretoni, coronatore della Benedetta in fra le donne, e a coloro che con ardente zelo promossero la insigne solennità, e a tutti quelli che l’allietarono del loro intervento.
Ed oggi in seguito a così splendida festa, volendosi inoltre con questo istrumento legalizzare la consegna della corona e degli altri oggetti di oro, si è appunto costituito l’Arcidiacono Don Emanuele Merra nella qualità di rappresentante il Capitolo Cattedrale al quale si affidò la pietà del popolo Andriese per la confezione di quegli oggetti.
Volendosi quindi adempire alle richieste formalità, l’Arcidiacono Monsignor Merra nel nome indicato, ha invitato gli altri costituiti Canonici Troya e Magno, quali Cappellani deputati della Chiesa dell’ Al tornare, a riceversi la custodia e prestare giuramento per sè e per i loro successori in carica, di far rimanere in perpetuo la suddetta corona sul Capo, la rosa e la croce ed il libro in mano della Vergine non permettendo a chicchessia di toglierli, alienarli od invertirli in altro
uso, per qualsiasi causa o avvenimento tanto previsto che imprevisto, dovendo ~ stessi essere sempre di proprietà del Santuario dell’ Altomare, di dipendenza del Reverendissimo Capitolo Cattedrale, posti per l’oggetto suddetto, sotto la vigilanza loro e dei loro successori in carica.
I Canonici Troya e Magno hanno quindi prestato il solenne richiesto giuramento, a vista di me Notaio e testimoni.
In seguito al quale, Monsignor Merra, affidando ai Canonici Troya e Magno gli oggetti offerti a Santa Maria dell’Altomare ha fatto ad essi formale consegna della corona d’oro, elegantemente lavorata in Napoli, di una grande rosa sbucciata e della croce parimenti d’oro ed il libro in argento dorato; ed i medesimi Troya e Magno, dichiarando esente da qualsiasi obbligazioni il prelato Monsignor Merra, assumono per sè e per i loro successori in carica ogni relativa responsabilità.
Di questa solennità le costituite signore parti hanno richiesto me Notaio di redigere questo pubblico istrumento per la verità dei fatti innanzi esposta, per la compiuta incoronazione di Santa Maria dell’Altomare, e per la formale consegna della corona e degli oggetti di oro.
A migliore dichiarazione degli oggetti d’oro, si rileva che la corona è composta di una fascia che segue la curvatura del Capo dell’lmmagine: con un medaglione simbolico, fini lavori e pietre a colori; al disopra della quale cinque rampe nello stesso piano della lamina convergono in un disco sormontato da una croce: il tutto in oro di dodici carati, lavorato in Napoli. La rosa ha un gambo con più foglie e grandi petali aperti. La croce ha le dimensioni di quella dipinta nell’Immagine, con una lunga asta longitudinale che la Vergine stringe nella mano. Croce e rosa in tutto oro, di carati dodici. Tutti i detti oggetti d’oro, corona, rosa e croce complessivamente del peso di trappesi settecento novantaquattro. Il libro è in lamina d’argento dorato.
Il presente rogito di fogli quattro, pagine quindici, compresa parte della seguente, scritto da persona di mia fiducia, viene firmato in margine, e sottoscritto dalle signore parti, da signori testimoni e da me Notaro.
In presenza dei signori testimoni, ho dato ad alta e chiara voce (lettura) di questo istrumento alle signore parti, (una all’inserto di foglio uno, pagine quattro contenente il Decreto d’incoronazione della detta Immagine, dato dal Reverendissimo Capitolo Vaticano), le quali, da me richieste, dichiarano essere perfettamente conforme alla loro volontà, come insieme alla verità dei fatti.
Arcidiacono Emanuele Merra fu Riccardo.
Nicola M. Can. Troya fu Filippo, Cappellano di S. Maria dell’ Altomare.
Gerardo Magno fu Antonio, Canonico Cappellano di M. SS. di Altomare.
Ing. Riccardo Ceci di Francesco, Testimone.
Emanuele Cavaliere leva, Testimone.
Isacco Guglielmi fu Francesco, Notaro residente in Andria,
iscritto presso il Consiglio Notarile di Trani.
Spese abbonate.

N. 141. Reg. ad Andria il 12 settembre 1899 –  L. 1,20. Il Ricevitore Castore.
La presente copia di fogli quattro, pagine quindici, compresa parte della seguente scritta da persona di mia fiducia, è conforme al suo originale presso di me sistente di fogli quattro, pagine quindici, munito delle firme nei sensi di Legge.
Si rilascia oggi venticinque novembre mille ottocento novantanove, al Signor Cantore Nicola Maria Troya fu Filippo, in carta libera per discarico di ricchezza mobile.

Isacco Guglielmi fu Francesco

Notaro residente in Andria
iscritto presso il Consiglio Notarile di Trani.